SORDITA

SORDITA

Benché non tutte le forme di sordità siano correlate alla pigmentazione del mantello, nel Pastore Australiano la causa più verosimile  risulta invece  essere legata alla prevalenza del colore bianco nella regione della testa.

I soggetti colpiti da questa malattia genetica di tipo congenito sono in prevalenza “merle” omozigoti, cioè soggetti nati dall’incrocio “merle-merle”.

La carenza di pigmentazione (quindi la prevalenza di colore bianco) nella regione della testa, in particolare nella zona auricolare (sopra o attorno alle orecchie), si riflette in una carenza di cellule pigmentate nell’orecchio interno; l’entità del deficit acustico sarà direttamente proporzionale all’ entità del colore bianco presente. Le cellule pigmentate nell’orecchio interno, infatti, giocano un ruolo molto importante nella trasmissione del  suono: esse in condizioni normali sono in grado di convertire gli impulsi meccanici delle onde sonore provenienti dall’ambiente esterno (vibrazioni) in impulsi elettrici che, tramite il nervo acustico, trasmettono il segnale al cervello.

Nella fattispecie le onde sonore che si propagano nel canale uditivo fanno vibrare l’aria in esso contenuta; tali vibrazioni passano, attraverso la membrana timpanica, nell’orecchio medio per poi arrivare in quello interno. Qui è presente una particolare struttura detta coclea (per la sua forma a conchiglia); essa contiene un liquido nel quale è immerso un epitelio ciliato;  le onde sonore arrivate in prossimità della coclea si propagano nel liquido e  la loro vibrazione stimola a sua volta le cellule ciliate.

A questo punto sono proprio le cellule pigmentate, situate tra ogni cilio e la sua corrispondente terminazione nervosa, a convertire l’impulso meccanico in impulso elettrico da propagare al nervo acustico. Appare evidente quindi il rapporto di proporzionalità inversa tra la quantità di cellule pigmentate e l’entità del deficit acustico.

 

Alla luce di quanto detto appare chiaro come la sordità di tipo genetico sia un altro dei motivi per cui si sconsiglia vivamente  l’accoppiamento di due soggetti “merle”.